Alla scoperta dell’Istituto Italiano di Design, dove sognare vuol dire crescere

Istituto Italiano di Design Perugia

Lo vedi dagli occhi, quando sei innamorato. Lo riconosci da quel luccichio inconfondibile di chi accantona la logica per ascoltare il cuore. Immagino che il mio sguardo dovesse essere esattamente così, la prima volta che ho varcato la soglia dell’IID, l’Istituto Italiano di Design di Perugia, una realtà universitaria che da oltre 18 anni porta avanti i sogni di tutti quei ragazzi che hanno deciso di fare della loro creatività un vero e proprio lavoro. Penso che il mio cuore, prima degli occhi, abbia intuito l’importanza di una realtà così ricca, professionale e carica di spunti, da aver desiderato per un lunghissimo secondo di tornare indietro per ritrovarmi tra questi banchi di scuola. Non so quante volte mi sia capitato di passare, in questi nove anni umbri, accanto a queste vetrine, a questo ingresso limpido e trasparente senza che mi accorgessi di questo sorprendente universo. Non so neanche perché il caso abbia deciso di condurmici soltanto adesso, ma so che l’ha fatto ed è questo che conta. Ad accompagnarmi in questo viaggio nel mondo del Design è Anna Maria Russo, Ownership Management dell’Istituto, la splendida donna che mi convincerà a fine intervista, che non è mai troppo tardi, per inseguire un sogno.

Nonostante sorga all’interno di un edificio storico in pieno centro, l’IID è il connubio perfetto tra tradizione e innovazione. L’aria che si respira è di puro fermento creativo. Gli spazi sono proiettati verso il futuro, così come le menti di coloro che ne fanno parte. Fashion, Industrial, Interior ,Communication: 4 sono le aree di competenza dell’offerta formativa, a cui va aggiunta di seguito la parola chiave: Design.

IID-nell'istituto Istituto Italiano di Design Perugia

«In un momento come questo di crisi profonda penso che questi siano i mestieri del futuro.» Anna Maria comincia a parlare e non è difficile scorgere negli occhi la stessa intensità delle sue parole.

«In Italia abbiamo questa grandissima potenzialità del manufatto: che sia un oggetto d’arte, di moda o di design è comunque pensato e creato anche dalle nostre mani. L’artigianato si evolve, cambia come cambiano i gusti e le mode: oggi è un artigianato colto, di altissimo livello dove il designer non ha più un ruolo passivo da mero artigiano,  ma attivo, che lo erge ad imprenditore di se stesso. Le 4 aree della nostra proposta formativa sono differenti per progettazione ma molto simili tra loro per metodologia. Una volta che un ragazzo ha acquisito un metodo può andare dappertutto. L’alfabeto del design con cui comporre le poesie della progettazione.»

E già immagino queste poesie diventare ville, palazzi, abiti, accessori.

Istituto Italiano di Design Istituto Italiano di Design Perugia

«Tutte le aree hanno un filo conduttore comune che è la comunicazione. Ogni materia è una strada percorribile nel mondo del lavoro. Il design non è utile a comunicare solo un prodotto , un manufatto di moda o un’azienda: può veramente comunicare un territorio e le sue risorse. L’esempio è stato il progetto “Design in fermento”, realizzato per Expo 2015 da studenti di diverse aree per la Camera di Commercio e la Regione Umbria, il cui scopo era comunicare le eccellenze del territorio e in particolare i birrifici artigianali. Gli studenti hanno così realizzato tre bottiglie a tiratura limitata per le birre, coinvolgendo, per il packaging, la scuola di ceramica di Deruta e una scuola di cartotecnica di Città di Castello riuscendo a comunicare non solo il prodotto birra, ma anche la famosa ceramica umbra  e il packaging di un azienda dell’alta Valle del Tevere. Questo è la vera missione del Design: condividere, saper comunicare.

Il designer deve fare cose belle che servono alla comunità e soprattutto deve saper fare gioco di squadra. L’idea del progetto e del manufatto viene fuori dalla discussione, dalla condivisione e dalle soluzioni trovate in team e questa predisposizione al lavoro in team avviene già in istituto. Non ci sono gerarchie qui dentro, perché questo è un ambiente creativo. E’ importante che ognuno tiri fuori il proprio estro, la propria creatività e la propria personalità progettuale. Ed è per questo che i docenti non correggono mai quella che è l’indole del ragazzo dal punto di vista del gusto, ma solo gli errori tecnici. Ognuno di loro ha delle cose belle da dire e da dare con sfaccettature diverse. Questa è la nostra filosofia. Come dice il nostro docente Daniele Pampanelli “I ragazzi devono essere come le giraffe, avere il collo lungo per guardare intorno e i piedi per terra per progettare quello che è utile.” Tutte queste idee vengono date al ragazzo sotto forma di lezione, prima teorica e poi pratica.

Le aziende oggi guardano soprattutto il fattore umano. E un buon designer deve essere innanzitutto una buona persona.»

Istituto Italiano di Design Istituto Italiano di Design IID-nell'istituto Istituto Italiano di Design Perugia

Dopo la chiacchierata, Anna Maria mi ha mostrato i disegni dei ragazzi, le aule e alcune delle loro creazioni. E’ stato emozionante guardare i progetti dei ragazzi, poter toccare con mano le loro intuizioni stampate su carta. E ancor più bello è stato sentire dei successi di chi è già uscito da qui, inserendosi in quel mondo del lavoro di cui sembra così difficile, a volte, far parte. Il 22 giugno, a Perugia, nella storica Sala Podiani della Galleria Nazionale dell’Umbria assisterò a “Consertumil Fashion Show dell’IID, sicura di veder sfilare sogni insieme agli abiti, alle scarpe, ai gioielli. E sono sicura già da adesso, che saranno gli occhi, più che i fari, a illuminare la serata.

 

 

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